COSA SI INTENDE PER
“ASSOCIAZIONE SENZA FINI DI LUCRO” ?


Si intenderebbe una “Aggregazione di Filantropi” che, per vocazione all’altrui benessere, prestano volontaristicamente la propria opera, la propria esperienza, il proprio tempo e le proprie risorse intellettuali al servizio dei terzi.

Ovviamente parrebbe logico ritenere per terzi, tutte quelle realtà che necessitino di ausilio, aiuto ed assistenza non essendo capaci o non avendo strutture adeguate a sopperire alle proprie necessità quotidiane o di prospettiva.

SINCERT, come “Associazione di Volontariato” si dichiara “apertis verbis” e con malcelato orgoglio una “Associazione senza fini di lucro” salvo poi minuziosamente dettagliare, in un preciso tariffario, “quanto costa ogni singolo respiro” che, per sopravvivere, i bisognosi dei Suoi servigi debbono mettere in conto, altrimenti?

Altrimenti, questa benemerita “Associazione di Altruisti del Volontariato”, chiude il rubinetto dell’ossigeno ed i Malcapitati Aspiranti al Suo aiuto si ritrovano a boccheggiare o a perire.

Leggiamo “altre perle” nella comunicazione d’Istituto che rimandiamo alla considerazione dei già numerosi e divertiti lettori del nostro sito internet, quella relativa alle Autorevoli Realtà che hanno contribuito alla nascita di SINCERT nel 1991.

Tra queste, anche l’UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione), che però nel 2001 è uscito da SINCERT sbattendo la porta per aver riscontrato, persino lì, “posizioni di conflitto d’interessi”.

Ora ci domandiamo, o meglio, immaginiamo, quale travaglio abbia motivato questa drammatica decisione da parte dell’Ente di Normazione Italiano ed immaginiamo, senza molto sforzo, l’imbarazzo che in SINCERT ha provocato questa importante defezione.

Non stiamo parlando della defezione del portinaio o di un qualche funzionario, ma di un Socio co-fondatore: del Socio co-fondatore più importante.

Rileviamo ancora, ma senza alcun rammarico, che il riflessivo e ponderato asceta che governa inflessibilmente SINCERT (parliamo del Suo emerito ed inamovibile Presidente), non ha ritenuto utile consegnare al Mercato ed al nostro mondo una qualche parvenza di giustificazione lasciando però implicitamente intendere, con il Suo distaccato contegno che, se l’UNI ha deciso di andarsene, peggio per loro, noi (vedi SINCERT) proseguiremo indefessamente per la nostra strada: tutti necessari ma nessuno indispensabile e questo vale anche per l’UNI.

Ma i Patrocinanti di SINCERT (Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato, CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche – ENEA – Ente per le Nuove Tecnologie, l’Energia e l’Ambiente, Camere di Commercio, Industria Artigianato e Agricoltura, e l’altro importante co-fondatore CEI – Comitato Elettrico Italiano) sono al corrente di cotanta fuga da codesto consesso di benefattori – senza fini di lucro? – (vedi SINCERT) o anche in loro qualche ufficiosa e non speciosa perplessità è serpeggiata? Saremmo curiosi anche noi di verificare la loro graziosa opinione.

Ancora rileviamo che SINCERT ha l’obiettivo di rafforzare l’autorità e la credibilità degli Organismi di Certificazione che richiedono il Suo Accredito.

Pensiamo sommessamente che l’intenzione di rafforzare l’autorità e la credibilità nei terzi sia rivolta, da SINCERT, a chi già ne sia in possesso, ma ci domandiamo anche se SINCERT, ponendosi questo lodevole ma ambizioso obiettivo, non abbia l’obbligo deontologico di dimostrare al Mercato ed al Mondo della Certificazione, prima di accreditare gli altri, di possedere tanta esuberante autorevolezza e credibilità, così da poterne disporre a Suo piacimento.

Se un co-fondatore dello spessore e credibilità dell’UNI, ha ritenuto utile e necessario prendere le distanze da questi “autoreferenziati dispensatori di credibilità ed autorevolezza”, quale credibilità ed autorevolezza possono essere accreditati a SINCERT da realtà meno addentro alle segrete cose?

Insomma, parrebbe essere la filosofia che governa SINCERT: mi candido d’Istituto a supportare la maggiore credibilità ed autorevolezza di quanti già credibili ed autorevoli sono, ma glisso nel dimostrare le mie lacune e le perplessità che già affiorano al mio interno e minano alla base il Titolo che mi sono autoconferito di elargire, a pagamento s’intende, medaglie e titoli ad honorem, destinati a chi non ritiene d’averne bastevoli in proprio.

Ancora leggiamo dalla comunicazione SINCERT, che è una vera miniera di leziosità intellettuali, un’altra “preziosa perla deontologica”: l’Accreditamento di un Organismo è un Attestato di conformità ed una scelta volontaria degli Organismi di Certificazione che intendono così impegnarsi nel dare evidenza di una caratteristica in più per quanto riguarda la correttezza, la trasparenza e la professionalità della loro attività.

Sempre sommessamente ma curiosamente ci domandiamo se le parole ed i concetti con esse espressi rappresentino, per SINCERT, un qualche significato letterale e ci domandiamo ancora se rappresentino un qualche valore, ovvero, se le enunciazioni così chiaramente veicolate abbiano corrispondenza con i Suoi modelli comportamentali dichiarati: se la scelta di Accreditarsi è volontaria (come si evince espressamente dalla comunicazione SINCERT) non è certamente possibile imporla come fosse obbligatoria ed ancora, com’è possibile che persino l’Autority la consideri cogente, tanto da esigerla sui documenti di Certificazione come obbligatoria?

Evidentemente per vizio e carenza di informazione.

Ancora rileviamo e ribadiamo, dalla comunicazione SINCERT, che l’Accredito corrisponde ad un impegno volontaristico di dare evidenza di una caratteristica in più per quanto riguarda la correttezza, la trasparenza e la professionalità ecc. ecc.

Con forza e convinzione aggiungiamo, che per dare un qualcosa in più è ovvio che già bisogna aprioristicamente possedere “il qualcosa” cui SINCERT si riferisce, quindi, dando per scontato che in quanto a correttezza, trasparenza e professionalità gli Organismi di Certificazione che richiedono l’Accredito debbono dimostrarne il possesso, bisognerebbe aprioristicamente verificare se l’Accreditante (in questo caso SINCERT) si trovi nella pienezza del credito e dell’autorevolezza che vuole determinare negli altri con il proprio Accredito.

Ora ci domandiamo: se si sono messe in evidenza, da parte dell’UNI, che in SINCERT albergavano carenze ed incertezze deontologiche gravi, tanto da motivare l’uscita persino di un co-fondatore, quali valori aggiunti può distribuire SINCERT se Egli stesso è portatore di una qualche leggiadria comportamentale?

Questi sono i misteri gaudiosi di Chi Accredita Chi e sono, nello stesso momento, la testimonianza dei labirinti di una materia essa stessa labirintica e che denuncia i propri limiti. SINCERT tenta aprioristicamente quanto tortuosamente di esorcizzarli, ammantandosi di quella autorevolezza che nessuno però (nemmeno l’UNI) è in grado di accreditargli compiutamente.

Come tutti possono congetturare, la materia dell’Accredito sulla quale SINCERT pontifica e discetta è un vero e proprio rebus che solo un atto di intelligente umiltà può contribuire a rendere comprensibile: la superbia intellettuale non giova certo alla comprensione del dilemma di cui l’Accredito SINCERT è portatore.

Un leale confronto con il Mercato e la concorrenza renderebbe, invece, un servizio utile all’ambiente che da tempo è in balìa di dubbi e perplessità e consegnerebbe agli addetti ai lavori una chiave di lettura comprensibile, anche se non sempre condivisibile.

Dr. Alessandro Felloni