CERTIFICAZIONE QUALITA’ ACCREDITATA………. DA CHI?
Ritualità e misteri dell’ACCREDITO

 

Testo della relazione del Dr. Felloni al Convegno Internazionale organizzato dalla Fondazione “Paolo Ferraris” sul tema:Costruire in Italia ed in Europa; nuove opportunità ed iniziative. Approfondimenti sulle nuove imprenditorialità e professionalità derivate dalle attività dei settori: Costruzioni, Beni Culturali e Turismo in occasione dei Giochi Olimpici invernali che si svolgeranno a Torino nell’anno 2006.

Spett.le
Autorità Garante di Vigilanza sui LL.PP.
Via di Ripetta, 246 - Roma

Alla c.a. Presidente Prof. Garri e
Direttore Dr. Pascale

E p.c.:

UNI – Ente Naz. Di Unificazione
Direttore Dr. Paolo Morelli

SINCERT
Presidente Ing. Lorenzo Thione

A tutti gli Organismi di Certificazione


CERTIFICAZIONE QUALITA’ ACCREDITATA………. DA CHI?

Ritualità e misteri dell’ACCREDITO

Vi sono momenti nella vita delle aziende che implicano scelte impegnative vuoi sul piano economico, vuoi sul piano organizzativo, di immagine o di semplice convenienza; in tutti questi momenti la Certificazione di Qualità ha un ruolo non secondario.

La decisione di percorrere la strada della certificazione è spesso sofferta e talvolta temuta perché rappresenta sempre una scelta impegnativa e per i comportamenti interni e per il modello che l’Azienda veicolerà all’esterno.

La Certificazione di Qualità, quindi, dovrebbe sempre comportare una decisione meditata, ponderata e comprendere un ridisegno deontologico specifico per l’organizzazione interna all’Azienda; essa coinvolge la proprietà, la dirigenza, le maestranze ed insieme i clienti ed i fornitori in percorsi deontologici coerenti e mirati, in ottemperanza a direttive cogenti che vengono calate in Azienda e costantemente verificate da una realtà terza, a questo disposto incaricata.

Quando il sospirato e sofferto documento viene finalmente ottenuto (parliamo ovviamente della Certificazione di Qualità agognata) l’Azienda lo veicola con orgoglio, lo esibisce sui documenti e ne mena vanto in ragione del fatto che il mercato premia le Aziende certificate e riconosce loro stima, dignità ed autorevolezza.

E’ in questo momento che intervengono gli interrogativi ed i distinguo, quelli relativi alla misteriosa e labirintica ritualità cui il certificato, prima di essere emesso, deve uniformarsi.

Sarebbe quindi illuminante che codeste ritualità divenissero patrimonio di tutti: Aziende, Enti pubblici, Autorità istituzionali, Organismi di Certificazione ed interessati a vario titolo, affinché non sia più possibile, in itinere, che alcuno possa speculare su una ignoranza diffusa, quella secondo la quale i Certificati di Qualità emessi da Organismi notificati “debbano” recare “l’imprimatur” costituito dall’ACCREDITO, pena la nullità dei documenti emessi.

Che cos’è l’ACCREDITO e chi ha titolo per emetterlo?

L’ACCREDITO, come è universalmente noto, è un “sigillo” che viene apposto sui Certificati di Qualità emessi da Organismi di Certificazione “notificati” e che dovrebbe, e sottolineo dovrebbe, garantire una maggiore credibilità ai certificati in circolazione. Ho usato il verbo “dovere” al condizionale perché l’ACCREDITO rappresenta una “scelta volontaria” degli Organismi di Certificazione, non già cogente ed obbligatoria, come talvolta si è portati a ritenere e, quindi, con la volontarietà della scelta se accreditarsi o no viene anche manifestata ed acclarata la sua discrezionalità.

Purtuttavia nel mondo della Certificazione è da sempre invalsa la consuetudine di utilizzare codesto “sigillo” perché è duopo pensare che l’avallo di un ACCREDITO aggiunga, alla maggior credibilità del documento, il prestigio e l’autorevolezza dell’Ente che l’ha emesso.

Ma da chi viene garantita codesta maggiore “autorevolezza e credibilità” che sottintendono rigorose verifiche effettuate sui comportamenti deontologici degli Enti di Certificazione? Da più Enti Accreditanti tra loro in concorrenza e che rappresentano realtà collegiali i quali si impegnano a garantire le ritualità ed il rispetto delle normative che sottintendono all’emissione dei certificati.

In Italia operano due Enti di Accreditamento: SINCERT e VERITAS-ALIM.

SINCERT, come è universalmente riconosciuto, rappresenta una realtà già consolidata e di più radicata e datata presenza sul mercato: è così nota la sua cospicuità da non necessitare che gli venga ulteriormente concessa una più diffusa visibilità, mentre, l’altro Ente di Accreditamento - VERITAS-ALIM - potrebbe rappresentare per alcuni Operatori una sorpresa professionale e necessitare, quindi, di qualche maggiore ragguaglio e di una più accentuata informazione e diffusione.

Per iniziativa di una Associazione di imprenditori (ALIM – Associazione Libere Imprese, Milano) è stato costituito il Gruppo Certificatori Indipendenti che aderisce ed applica gli stessi regolamenti internazionali di riferimento (tutti di ascendenza autoreferenziata come quelli cui si uniforma anche SINCERT) e disciplina la materia dell’ACCREDITO applicando severi e rigorosi controlli sui comportamenti deontologici degli Organismi richiedenti, esercitando di conseguenza il potere di rilasciare o revocare l’ACCREDITO e consentendo l’uso dell’acronimo - VERITAS-ALIM - sui certificati da emettere.

Con il benevolo intento d’essere esaustivo nel discettare di codesta delicata e poco conosciuta materia, voglio esercitarmi nel ricercare una intellettuale e non peregrina alternativa all’ACCREDITO, che rappresenta per gli Organismi di Certificazione un onere non lieve che si riverbera sul costo della certificazione e sui bilanci delle Aziende fruitrici, quella rappresentata dal disposto della Legge Bassanini sull’AUTOCERTIFICAZIONE.

La strada alternativa all’ACCREDITO che si potrebbe percorrere per garantire i terzi sulla assoluta e rigorosa aderenza ai Regolamenti Internazionali che sovrintendono all’emissione dei Certificati di Qualità da parte degli Organismi notificati è, quindi, quella di esibire, insieme ai certificati emessi, una “AUTOCERTIFICAZIONE” che, oltre ad essere una scelta gratuita e non gravare sul costo finale dei Certificati, comporta l’assunzione di una vera responsabilità immanente che, là ove fosse disattesa, attiverebbe le sanzioni previste dalla Legge per chi dichiara il falso.

Allora ci domandiamo e vi domandiamo, perché gli Organismi di Certificazione, consapevoli di codesta opportunità, non utilizzano questo responsabile e gratuito percorso? Forse per ignoranza, forse per vecchia consuetudine (prima della Legge Bassanini sull’Autocertificazione non vi era alternativa che subire l’ACCREDITO), forse per pigrizia, forse perché è sempre stato ritenuto più comodo e meno rischioso pagare anche profumatamente un Ente terzo che con il rilascio dell’ACCREDITO, solleva l’Organismo di Certificazione dalle rilevanti implicazioni e responsabilità inerenti l’eventuale uso improprio dell’Autocertificazione.

Codeste note vogliono rappresentare, per il Mondo della Certificazione, un serio ed articolato motivo di riflessione indirizzato alla ricerca di intelligenti esemplificazioni, quelle di un addetto ai lavori che ha l’ambizione di percorrere un modello comportamentale evolutivo e contestualmente quanto sommessamente suggerire una mirata, innovativa e coraggiosa elaborazione deontologica: l’intento è quello di pervenire ad una semplificazione delle ritualità obsolete e radicate in profondità nella pigra consuetudine dei pochi ignavi Operatori che non hanno l’ambizione di aggiornarsi.

Ottimisticamente mi piacerebbe aver sollevato qualche curiosità ed aver contribuito a sfatare qualche comoda consuetudine.

Sarei grato, a quanti avranno dedicato un poco di attenzione a codeste mie elucubrazioni etico-deontologiche, se mi facessero pervenire le loro riflessioni insieme al loro contributo di idee: gettare un sasso nello stagno delle antiche acque provoca sempre qualche sana reazione e mi auguro che queste mie non casuali “provocazioni” sortiscano l’effetto di stimolare una intellettuale condivisione e che, finalmente, il Mondo statico della Certificazione di Qualità si interroghi sulla maggiore Sua convenienza nel gestire il proprio maggior “vantaggio etico-deontologico ed economico”; il rovello la cui soluzione demando agli addetti ai lavori è quindi: meglio l’ACCREDITO o l’AUTOCERTIFICAZIONE?

La differenza tra i due modelli comportamentali non è infatti di poco rilievo perché, mentre l’ACCREDITO non è regolamentato da nessuna Legge dello Stato ma è semplicemente un avallo, che private realtà offrono a privati fruitori, l’AUTOCERTIFICAZIONE è invece disciplinata da una Legge dello Stato e comporta sanzioni penali per quanti l’utilizzassero in modo improprio.

L’ovvietà nella scelta rafforza il concetto che in Italia, con l’ AUTOCERTIFICAZIONE, si è voluto valorizzare il dato che il Cittadino è il soggetto ed insieme l’oggetto del diritto e, quindi, parrebbe ovvio e scontato che l’ACCREDITO venga ricondotto alla Sua funzione, quella di una scelta libera, volontaria e discrezionale degli Organismi di Certificazione piuttosto che una imposizione da tutti vissuta e subita come tale.

Parrebbe ovvio dicevo, ma così ovvio non è: Indistintamente tutti gli attori e gli operatori della realtà “Certificazione Qualità” rimangono ancorati ad una mera situazione rituale: quella di avvalersi dell’Accredito, che è e rimane, comunque, una realtà d’istituto.

Qualche tempo addietro, in Italia, v’era un solo Organismo di Accreditamento che governava il mercato (SINCERT) mentre ad esempio, negli Stati Uniti d’America, ove è nata la Certificazione di Qualità, operano più di 20 Enti od Organismi di Accreditamento al fine di non generare situazioni di monopolio ovviando, nello stesso momento, a realtà che possano ricondursi ad “una posizione dominante” sul mercato, ledendo il legittimo diritto alla concorrenzialità tra Enti che offrono i medesimi servizi.

In Italia, questo sacro e severo principio che governa il settore negli Stati Uniti, così come in tutti i Paesi a libero mercato, non era analogamente tutelato perché vi operava un solo ed egemone Organismo di Accreditamento (SINCERT) che, esercitando una posizione dominante e monopolistica (peraltro espressamente vietati dalla Legge Italiana e dall’Autorità Antitrust) imponeva alle Imprese costi e regole non negoziati tra le parti in causa bensì imposti aprioristicamente ad interlocutori supini ed acquiescenti quali per quieto vivere, quali per ignoranza, quali financo per mera convenienza in quanto parte in causa o succedanei acritici del sistema prima vigente.

Ora e finalmente, in Italia, è nato ed opera un concorrente a SINCERT, agguerrito e determinato: VERITAS-ALIM (Ente di Accreditamento Organismi di Certificazione).

SINCERT, Organismo prima egemone e monopolista, e che esercitava in aurea solitudine e proditoriamente una posizione dominante in dispregio alle regole di mercato e contro un preciso postulato di Legge, ora deve condividere il mercato, suo malgrado, con un concorrente analogamente istituzionale e quindi confrontarsi con un Organismo che si va rapidamente imponendo in ossequio al sano principio che la concorrenzialità anche esasperata, diretta, pregnante ed invasiva, possa consentire, con l’esercizio del libero diritto di scelta, di avvalersi finalmente del fornitore che, a parità di servizio, offra le condizioni più favorevoli e convenienti.

Come dice Guido Rossi su “Repubblica” del 20 settembre u.s. “ la politica e vorrei dire la filosofia dell’antitrust sta alla base del processo di globalizzazione in corso nel mondo. Una globalizzazione senza l’antitrust o meglio senza il gene dell’antitrust, si ridurrebbe al dominio del più forte sulla maggioranza dei più deboli con tutto ciò che inevitabilmente ne seguirebbe sulla “ferinità” del sistema ed il conseguente imbarbarimento sociale e culturale.”

Vorremmo con queste nostre riflessioni aver contribuito a rendere chiaro un concetto: non v’è libertà senza concorrenza e non v’è libertà senza la possibilità di scelta: non è libertà la condizione costrittiva ed illiberale che vede un imprenditore vittima e succube di un solo fornitore che, senza parametri, senza comparazioni e senza limiti negoziali, imponga regole e costi in assoluta posizione egemone e costringa il mercato in una posizione di vera sudditanza medioevale, ove la regola imperante sia solamente la regola del più forte, senza sè e senza ma.

Dr. Alessandro Felloni
Direttore Istituto Italiano Certificazione Qualità

Torino 22-09-2003