Certificazione, servono regole chiare
"Poche certezze e il rischio di un monopolio pericoloso"

(dal quotidiano Il Mattino di Bolzano, venerdì 25 ottobre 2002
di CLAUDIO CASOLINO)

BOLZANO - Alla fine è stata una buona occasione persa per tutti. Per le aziende di casa nostra, che certo non avrebbero gettato al vento una mattinata decidendo di partecipare ad una tavola rotonda per parlare di un problema vero e attuale come quello della certificazione. Per gli stessi organismi certificatori a livello nazionale, che ieri nell'ambito dell'appuntamento proposto nel corso delle prima tre giornate della Fiera "Punto Qualità" avrebbero avuto occasione, nelle futuristiche sale del Bic, di incontrarsi per cercare di chiarire e chiarirsi in merito ad un oggettivo stato confusionale in cui attualmente versa il settore (l'ingegner Lorenzo Thione, presidente del Sincert, ha invece preferito all'ultimo istante declinare l'invito). Infine per gli organizzatori, unici a cui deve essere concesso il beneficio della non colpa, costretti in qualche modo a fare buon viso a cattiva sorte per il determinarsi di una situazione difficile da gestire considerata la scarsissima partecipazione di platea e relatori.
Peccato, quindi, perché proprio Bolzano poteva essere ieri teatro di un confronto che da tempo attende un suo necessario svolgimento. E questo alla luce di una situazione che, oggi come non mai, vede il pianeta della certificazione dibattersi in un contesto senza regole né garanzie per le imprese, dove davvero domina, al contrario, una sorta di anarchia gestionale capace di regalare al potenziale cliente qualsiasi tipo di sorpresa. In positivo o in negativo.
Al Bic, ieri mattina, dopo che Konrad Scheiber, responsabile dell'ente austriaco Qps, ha preferito con aria stizzita impacchettare computer e grafici nella convinzione che il ristretto uditorio non fosse degno del suo verbo in materia, è rimasto Alessandro Felloni, presidente di Alim, gruppo di certificatori associati in forte crescita e, soprattutto, in forte contrasto con Sincert. A lui, ex direttore della Bompiani, è spettato il compito di chiarire perché la certificazione, in Italia come del resto a livello internazionale, stia vivendo momenti di grande confusione e di grande incertezza. Una situazione dove ente certificante e impresa che invece ambisce alla certificazione si guardano sempre con maggiore scetticismo e diffidenza.
"Comprendo perfettamente come il presidente di Sincert abbia deciso, alla fine, di evitare il confronto diretto con noi - ha detto polemicamente Felloni - dal momento che oggi, qui, forse avrebbe dovuto fornire delle spiegazioni precise in merito a quanto sta accadendo nel nostro Paese a livello di certificazione".
Il quadro attuale, infatti, non è decisamente incoraggiante, dal momento che proprio il settore della certificazione si muove e cresce in maniera del tutto autonoma, lontano da qualsiasi forma di controllo o regolamentazione da parte dello Stato. Questo naturalmente, se da un lato può favorire una sorta di agilità concorrenziale e gestionale, dall'altro spalanca il campo ad una sorta di jungla difficile da esplorare, dove competono insieme enti affidabili e poco trasparenti, soggetti organizzati e offerte trabocchetto. Un complesso magma che ruota proprio intorno a Sincert, madre di tutti i certificatori italiani osteggiata e combattuta da altre associazioni nel frattempo organizzatesi per allontanarsi, come sostengono, da una "piovra" che si arroga il diritto dell'ufficialità nazionale senza averne i requisiti.
"Il discorso è molto semplice - ha detto Felloni - Attualmente, nel nostro Paese, nessuno ha demandato o normalizzato l'attività degli enti certificatori. Quindi l'iscrizione al Sincert non è affatto obbligatoria o vincolante. Ognuno è libero di scegliere, e di farlo seguendo una sua precisa linea di condotta a livello di attività da proporre poi al cliente".
In sostanza, tra Sincert e altri enti certificatori la spaccatura è netta. Una guerra feroce, fatta di accuse reciproche e di critiche al vetriolo, accentuata dal fatto che ancora sembra ben lontana ogni possibilità di accordo per poter operare insieme, regalando a tutto il settore quei criteri di uniformità e di garanzia operativa di cui sembra avere assolutamente bisogno.
"Mi chiedo perché non si riesce a trovare un tavolo comune di lavoro? - sbotta Felloni - E' semplice, da parte di Sincert esiste una sorta di antagonismo di bottega. L'unica cosa che hanno saputo offrirci (Alim, attualmente, si muove sul passo delle 4mila certificazioni ndr.) è stata quella legata alla propria volontà di inglobarci. E' proprio quello che non vogliamo. Siamo nati e vogliamo continuare ad operare per abbattere un regime di monopolio che riteniamo dannoso. Le imprese devono avere la possibilità di scegliere".
Quindi, pare di capire, è sempre più pressante l'esigenze di avere una sorta di regolamentazione da parte dello Stato?
"E' assolutamente necessario - dice il presidente di Alim - che possa costituirsi una entità a livello nazione che sia garante per il riconoscimento del settore. Probabilmente servirebbe una sorta di Authority per la certificazione, in grado di regolare e controllare la libera competizione in materia. Il rischio è che, altrimenti, si rimanga in un regime di monopolio assolutamente non in grado di garantire a questo settore i necessari criteri di credibilità".


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