Risposta al comunicato SINCERT
(Istituto Italiano Certificazione Qualità,
Torino, 12 novembre 2002 - Prot. 121102 - FA)

Spett.le
SINCERT
Via Saccardo, 9 - 20134 Milano
Alla c.a. del Presidente Ing. Lorenzo Thione

e p.c.:
al Presidente ALIM Prof. Franco Opice
Milano - C.so Buenos Aires, 77

alla Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato
Roma - Viale Liguria, 26

all' Autorità di Vigilanza dei Lavori Pubblici
Roma - Via di Ripetta, 246
Att. Consigliere Ing. Alessandro Coletta

al Ministero dell'Industria, del Commercio e
dell'Artigianato - D.G.S.P.C. Ispettorato Tecnico
Roma - Via Molise, 2
Att. Ing. Paolo Cavanna

alla Compagnia delle Opere di Bolzano e Trento
Att. Dott. Pasqualin


Oggetto: Risposta al comunicato SINCERT


Non ho risposto immediatamente alla Sua sconsiderata invettiva perché ho ritenuto che "raglio d'asino non sale al cielo", come recita il vecchio adagio che mi auguro anche Lei condivida ma, purtuttavia, una risposta adeguata e non emotiva Le era dovuta.

Mi rifaccio alla tormentata motivazione che ha originato la sua precipitosa reazione, ovvero, alla pubblicazione della cronaca di un evento per Lei sfortunato su "Il Mattino" (quotidiano di Bolzano) relativa alla Sua incomprensibile, maleducata e immotivata diserzione dall'appuntamento del 24 ottobre.

La Sua inadempienza contrattuale ha procurato ancora più interesse e curiosità in tutti i presenti, stampa compresa, e le illazioni sulla fuga dalle Sue responsabilità è stata grande quanto le critiche che l'hanno seguita.

A queste legittime curiosità e perplessità ho semplicemente dato voce attraverso un conseguente modello interpretativo essendo io parte in causa e uno degli attori nella vicenda da Lei innescata con la Sua censurabile defezione.

Ho personalmente constatato l'imbarazzo e lo sconcerto degli organizzatori del Salone "Punto Qualità" di Bolzano, del rappresentante della Compagnia delle Opere di Bolzano e Trento, delle Autorità municipali, Provinciali e Regionali, degli Enti di Certificazione e degli operatori di settore presenti e professionalmente assai interessati all'EVENTO, quello di assistere ad un leale confronto dibattito pubblico fra i rappresentanti di due opposti modelli interpretativi sul controverso, contorto ed autoreferenziato concetto di Accredito; l'uno da me rappresentato e visto dall'ottica di una realtà emergente ed aggressiva sul mercato, tanto da impensierire il modello di riferimento pre-esistente ed autoreferenziato, l'altro quello di SINCERT da Lei rappresentato in qualità di Sponsor della manifestazione e suo presidente.

Ella, "esimio professionista della materia", 15 minuti prima dell'inizio del dibattito ha fatto chiamare gli organizzatori da una incolpevole segretaria lamentando prima un improbabile e risibile impegno sopravvenuto "A ROMA" poi, rendendosi conto della banalità, povertà e puerilità della motivazione, ha successivamente lamentato un ammaloramento "della MAMMA", scivolando così dalla puerilità nel melodramma: VERGOGNA!.

Questa "vigliaccheria" non avveniva il giorno o la settimana prima ma 15 minuti prima dell'inizio del confronto-dibattito cui tutti i presenti già citati - stampa compresa - erano fortemente e professionalmente interessati.

Ma Ella "coraggiosamente" quanto poco diligentemente non ha voluto onorare un impegno liberamente assunto in qualità di Presidente SINCERT e non ha ritenuto utile dare il Suo "illuminato contributo al mercato", ha preferito rimanere nella torre d'avorio ritenendo che tutti i presenti Le dovessero il credito che Ella non ha voluto o potuto mettere in discussione in un pubblico confronto.

So personalmente quanto Le sia costato il rovello, accetto o non accetto, e so del pari come è stata percepita la Sua defezione anche da tutti i presenti. Tutti eravamo consapevoli che il Presidente di SINCERT non poteva correre il rischio di una plateale sconfitta professionale in un confronto leale, ma pubblico.

Sarebbe stato più ragionevole supporre che una persona avveduta (ma Ella è una persona avveduta?) e con una responsabilità di rappresentanza come la Sua non avrebbe dovuto incamminarsi in un terreno minato, per poi lamentarsi di qualche eventuale ferita; caro Presidente, non ci si avventura in pericolosi meandri, si declina intelligentemente e prudentemente l'invito prima: è una questione di sano opportunismo e di decoro professionale.

Ella - per meglio spiegare anche agli ignavi ed a coloro che fossero all'oscuro della vicenda che ci riguarda - era da tempo (da quando ha accettato di Sponsorizzare l'evento) al corrente degli argomenti (l'accredito visto da due complementari scuole di pensiero), dei Relatori e della rappresentanza dei medesimi, quindi, nessuno ha potuto o voluto coglierla di sorpresa, proditoriamente cercando di metterLa in qualche imbarazzo; Ella ha scelto liberamente di accettare il confronto dibattito pubblico.

Delle due l'una o Ella ha sopravvalutato se stesso (cosa assai probabile) o ha sottovalutato (cosa altrettanto possibile) la reazione delle persone alle quali, successivamente alla Sua accettazione al dibattito, avrebbe dovuto render conto e che - Suo malgrado, forse - l'hanno costretta ad una ignominiosa e disonorevole defezione.

V'è una terza possibile interpretazione quella derivante dalla paura e dal timore per le possibili conseguenze che la Sua improvvida decisione di affrontare un agguerrito concorrente in un pubblico dibattito, davanti al Suo mondo della certificazione ed alle Autorità istituzionali, avrebbe potuto generare insieme alle conseguenti ed inevitabili ripercussioni sul mercato.

Ma, come dice sempre il vecchio adagio, il coraggio e la coerenza non te lo regala nessuno, o li erediti o prendi atto della tua pochezza.

In tutti e tre i casi Ella s'è comportato da coniglio e non già da "temerario paladino della deontologia" come ha maldestramente tentato di dimostrare con la Sua "intemerata", ma per carità cristiana ed anche per una malcelata simpatia che personalmente nutro nei Suoi confronti, non mi sento di esprimere un giudizio troppo severo, mi limito a compatirla.

E' invero meno da compatire quando Ella starnazza sul sito internet del SINCERT ove s'è permesso alcune "licenze poetiche" così sgangherate da meritare una reazione meno dialogata e più efficace, quale quella di metterLa davanti alle Sue responsabilità morali e deontologiche.

Ora voglio dettagliatamente scendere nello specifico nell'intento di aiutarLa in una lettura più coerente della altrui realtà (che peraltro se si liberasse da alcuni infingimenti e pretestuose chiusure Ella già conosce ed ha avuto occasione di apprezzare) e nello stesso momento dar di conto al mercato del nostro diritto ad operare e della legittimità e deontologia che l'Istituto Italiano Certificazione Qualità s'è conquistata operando nel settore con temperamento e determinazione che ci hanno permesso di conquistare quote di mercato di un certo peso in quantità e qualità.

Le pretestuose ed intellettualmente umilianti dichiarazioni che Ella ha veicolato sul sito SINCERT, così manifestamente grevi e gravi quanto prive di fondamento da far ritenere che l'estensore possa essere stato fuor di senno mentre le redigeva, non La esaltano professionalmente bensì mettono in assai luminosa evidenza il timore Suo e di SINCERT di perdere posizioni di preminenza, sin d'ora mai messe in discussione da alcuno.

La sproporzione della Sua reazione mette in evidenza che, " i professionisti del nulla", non sapendo confrontarsi con lealtà sul mercato abbondano in contumelie che ne offuscano la troppo conclamata ed autoreferenziata credibilità; questa è la strada che percorrono i deboli: urlare scompostamente li conforta e rasserena.

Ora, in ragione del comunicato inaccettabile, pretestuoso e capzioso quanto avvilente nelle motivazioni che l'hanno determinato, ovvero, il comunicato SINCERT, rispondiamo con codeste note esplicative e con il ricorso alle normali tutele di legge senza starnazzare, urlare, imprecare ma usando con decoro il diritto di replica: finalmente abbiamo il piacere di rendere noto all'universo mondo della Certificazione, agli Enti pubblici ed alle Aziende che cosa e quanto caratterizzi l'Istituto Italiano Certificazione Qualità.

L'Istituto Italiano Certificazione Qualità è iscritto alla Camera di Commercio di Torino dal 1996 con prot. VIS/81071 ed ha, quindi, manifestamente titolo ad operare nel Settore (come da allegato).

Risposta al 1° capoverso
Per poter operare è necessario NOTIFICARSI nelle competenti Sedi come hanno fatto TUTTI GLI ENTI DI CERTIFICAZIONE che operano sul mercato. La notifica surroga e data la dichiarazione di inizio attività.

L'Istituto Italiano Certificazione Qualità ha scelto di NOTIFICARSI alla "Presidenza del Consiglio dei Ministri" - invece di notificarsi ai piani bassi della gerarchia Istituzionale - come hanno fatto la più parte dei nostri concorrenti. Abbiamo scelto questa strada ovvero quella di NOTIFICARCI presso la più alta gerarchia istituzionale senza infingimenti, come pretestuosamente pare voglia sottintendere SINCERT, alfine di rendere manifesto non solo il nostro diritto ad operare ma anche e soprattutto che onoriamo deontologicamente i percorsi amministrativi scegliendo la strada maestra e non i vicoli o i percorsi meno impegnativi.

Lasciamo il commento di codesto capoverso all'intelligenza di chi legge perché l'ipocrisia del testo SINCERT è talmente palese da non necessitare ulteriore illuminazione interpretativa.

Risposta al 2° capoverso
Socio UNI
Siamo semplicemente orgogliosi di dichiararci Soci di questo Ente in quanto è l'Ente che emana le Norme di riferimento per l'universo mondo della Certificazione.

L'Istituto Italiano Certificazione Qualità si dichiara "apertis verbis" in sintonia ed in uniformità alla normativa vigente tanto da ADERIRE al medesimo organismo che le emana e questo volontariamente, non per pretestuosa costrizione.

Lasciamo il commento di codesto capoverso all'intelligenza di chi legge perché l'ipocrisia del testo SINCERT è talmente palese da non necessitare ulteriore illuminazione interpretativa.


Risposta al 3° capoverso
Il Golden Pass
Trascriviamo nota esplicativa che riportiamo su tutta la nostra comunicazione d'impresa.

"Alla propria espressione certificatoria aggiunge un elemento premiale che caratterizza e rafforza una funzione di maggiore e più selettivo approfondimento professionale attraverso un sigillo depositato che si caratterizza formalmente con il marchio aziendale Golden Pass e Silver Pass, al fine di meglio identificare e rafforzare la maggiore aderenza dei comportamenti aziendali alla normativa comunitaria"

E' talmente chiara la pretestuosità del rilievo SINCERT, relativo al "Golden Pass", che l'infingardaggine insita in questa comunicazione si manifesta per malevolenza e capziosità.

L'Istituto Italiano Certificazione Qualità non ha mai ricevuto diffide da chicchessia e, quindi, quanto citato in codesto capoverso, ancorché indimostrabile perché falso, ribadisce ancora più incisivamente la volontà di nuocere senza documentare e, questa, è semplice vigliaccheria professionale.

Lasciamo il commento di codesto capoverso all'intelligenza di chi legge perché l'ipocrisia del testo SINCERT è talmente palese da non necessitare ulteriore illuminazione interpretativa.


Risposta al 4° capoverso
Rispondere a codesto capoverso SINCERT è come "sparare sulla Croce Rossa" tanto è palese la malafede che l'ha ispirato ma cercheremo ugualmente di appellarci al buon senso e di non adeguare la risposta alla risibile e stupefacente faziosità dell'assunto che l'ha generato.

A SINCERT nessuna legge dello Stato e nessuna autorità istituzionale ha delegato il compito o l'incarico di Ente Accreditatario; l'accredito - come anche da SINCERT riconosciuto, non è obbligatorio bensì una scelta volontaria degli Enti di Certificazione, ergo, se sussiste la non obbligatorietà, la volontarietà e la totale mancanza della legittimità istituzionale, che solo dal Parlamento proviene e non già da regolamenti autoreferenziati, è assolutamente autorevole ritenere che altri organismi - analogamente al SINCERT - si legittimino autoreferenziandosi a svolgere le medesime incombenze.

Rileviamo comunque che SINCERT, autoproclamandosi il solo Ente accreditante, si pone in condizione di esercizio di Posizione Dominante e di azione monopolistica verso il mercato, entrambe VIETATE dalla Legge Italiana alla quale, maliziosamente, la comunicazione SINCERT parrebbe referenziarsi senza dichiarare, invece, che a tale condizione non può appellarsi.

ALIM - come da documento allegato - non può essere connotata come "non meglio precisata Associazione Libere Imprese" - ma è una Libera Associazione d'Impresa che opera da 20 anni e rappresenta un cospicuo numero di Aziende tra le quali anche diverse realtà che operano nel mercato della Certificazione.

Lo Statuto ALIM prevede espressamente, al titolo XIV art. 35, la disciplina della materia dell'accredito, con diversi gradi di controllo e con l'esplicito riferimento alla normativa internazionale che è LA STESSA alla quale si identifica SINCERT.

Avremmo potuto realizzare e dotarci, quindi, di una Normativa diversa da quella cui fa riferimento anche SINCERT (autoreferenziandoci come la stessa SINCERT) non essendovi obblighi di legge di nessuna specie che regoli la materia ma - per non turbare il mercato già in difficoltà interpretative abbiamo scelto di aderire ed applicare gli stessi regolamenti così ottenendo uniformità di comportamenti e contestualmente realizzare un aiuto concreto per il mercato, gli Enti Pubblici e le Aziende.

Continua, lo stesso capoverso, SINCERT a connotare con l'acronimo "il Soggetto in questione" (senza identificarlo per nome e cognome come sarebbe invece deontologicamente corretto) ma noi sorvoliamo su questa palese mediocrità comportamentale per rispondere invece sui contenuti.

L'Istituto Italiano Certificazione Qualità opera distintamente dall'Istituto Italiano di Scienze della Comunicazione (Azienda di Consulenza per la Certificazione): i due Istituti operano sinergicamente come fanno tutti i Consulenti che operano con gli Enti di Certificazione di riferimento e come fanno tutti gli Enti di Certificazione che si avvalgono di realtà consulenziali con le quali hanno famigliarità professionali.

L'ipocrisia di codesto capoverso SINCERT è talmente maliziosa, ancorché puerile, da commentarsi da sé medesima.

Continua il capoverso: tale Soggetto, nei confronti di SINCERT è intervenuto nel febbraio 2001 con un approccio rigoroso ma corretto ed aperto (vorremmo capire, invece, quale possa essere per l'ineffabile Ing. Thione, un approccio rigoroso ma scorretto e con preclusioni e chiusure) e prosegue con informazioni tendenti a mettere in evidenza un percorso che - purtroppo - ha dovuto interrompersi per incapacità di SINCERT a concepire una complementarietà tra due diversi soggetti - tra loro autonomi ma possibilmente sinergici, per orientarsi, invece, ad un assorbimento ed asservimento della altrui realtà.

Quando si è "miopi" commercialmente si pagano i prezzi dovuti ma SINCERT, dall'alto della sua protervia e ritenendosi depositaria del disposto secondo il quale nulla possa esistere al di fuori della loro realtà - non ha ritenuto UTILE cogliere questa opportunità, ovvero, quella del Mutuo Riconoscimento, ma ha tenacemente perseguito la sola e perdente strada dell'inglobamento.

Signor Presidente, non è sufficiente dichiarare o strillare che il "Concorrente non esiste" o puerilmente tentare di ASSORBIRLO per toglierlo dal mercato: questo atteggiamento richiama la figura dello struzzo che mette la testa sotto la sabbia per non affrontare un dilemma con ciò ritenendo che questo svanisca.

Parrebbe invece più utile ricercare un punto di intesa, con il concorrente, piuttosto che negarne semplicemente l'esistenza e del pari, parrebbe ancora più lesivo osteggiarlo: lo si nobilita e si riconosce, insieme alla sua esistenza anche la sua legittimità.

Ing. Thione, è inutile che si affanni a percorrere una strada perdente e palesemente inconcludente: onori prima gli impegni che ha liberamente e contrattualmente assunti, affronti con coraggio e decoro i confronti che si era impegnato a sostenere e non assuma atteggiamenti sacerdotali che non le sono congeniali; ci vuole altra tempra che la Sua per imporli ad un mercato maturo, alle Aziende ed alle persone intelligenti che sanno leggere tra le righe e constatare la Sua pochezza e pretestuosità di argomenti.

Senza rancore, ingegnere, ma con lucidità ed onestà intellettuali, la informiamo che ci riserviamo di percorrere tutte le strade utili a tutelare gli interessi che la Sua sconsiderata presa di posizione ci obbliga a percorrere: a meno che Ella non rimedi al malaccorto e lesivo atteggiamento, come farebbe qualsiasi persona di una qualche nobiltà e spessore professionali.


Suo
Dr. Alessandro Felloni



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